Ieri sera ho partecipato al convegno inserito nell’ambito della manifestazione “MONDOPASTA!” a Gragnano, un momento di profonda riflessione sulle nostre radici culturali e gastronomiche. In qualità di antropologa culturale dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa e membro del Comitato Scientifico del Centro di Ricerca Interuniversitario per lo Studio sulla Storia delle Paste Alimentari in Italia, sono intervenuta nel panel intitolato “Eccellenze italiane all’estero: la pasta come linguaggio universale“.
Sotto la conduzione della moderatrice Monica Caradonna, ho dialogato con illustri relatori quali il professor Raffaele Palumbo, Francesca Fiore, Giampiero Manfuso e Giovanni Cafiero. Durante il confronto ho voluto sottolineare una specificità fondamentale dei miei studi: l’evoluzione della pasta da cibo puramente etnico a vero e proprio elemento transculturale. Nel nostro mondo globalizzato, infatti, questo alimento dimostra una straordinaria capacità di prestarsi ad attraversare tutte le culture, diventando un patrimonio condiviso senza smarrire il proprio legame vitale con il territorio d’origine.
Dal mio punto di vista antropologico, ho analizzato la pasta non solo come semplice prodotto di esportazione, ma come un autentico veicolo di memoria, intessuto di gesti familiari e rituali identitari che raccontano l’evoluzione delle nostre comunità. Studiare questa transizione verso una dimensione globale e transculturale è essenziale per comprendere il profondo legame tra cibo e appartenenza, dimostrando come le nostre radici più intime possano alimentare un dialogo universale con il resto del mondo.






